Dal Passo della Futa al Passo dell’Osteria Bruciata
Facendo la “Via degli Dei” ho trovato una giornata terribile, con nebbia e pioggia, nella tappa che probabilmente è la più spettacolare dei sei giorni di cammino: dalla Futa fino a San Piero a Sieve, passando per l’Osteria Bruciata. In una fredda, ma serena giornata di gennaio, decido di ripercorrere il tratto tra i due passi. Mi accompagnano Thilo, Valerio e la Sofia.
Lasciamo l’auto alla Futa e cominciamo a salire verso Monte Gazzaro, seguendo lo “00”. Si salgono i 220 metri di dislivello che separano il Passo dalla vetta del Monte in un’ora circa. Sulla cima c’è il libro su cui lasciare segno del nostro passaggio: cerco la mia firma fatta due anni fa percorrendo la “Via degli Dei”, ma i libri sono nuovi. Lo zero termico attorno ai 1.000 metri di altitudine ci fa godere di uno spettacolo meraviglioso.
Proseguiamo e dopo un’altra oretta siamo al Passo dell’Osteria Bruciata, antico passo che metteva in comunicazione Bologna con Fiesole. Da questo passo ci sono varie possibilità: si può scendere verso Sant’Agata, andare verso Firenzuola, proseguire in direzione di Casaglia.
Noi pranziamo e torniamo indietro verso la Futa seguendo il sentiero “50” e poi di nuovo lo “00”. Dopo un’ora e mezzo dalla pausa pranzo, siamo di nuovo alle auto.
Trekking dalla Casa di Leonardo
Il sentiero parte dal parcheggio della casa natale di Leonardo da Vinci. Come ci si arriva:
- Da Empoli si segue verso Vinci
- Arrivati a Vinci, si attraversa completamente il paese, continuando sempre dritti (senza girare mai!!!)
- All’uscita del paese si seguono le indicazioni per la casa natale di Leonardo
- ATTENZIONE: dopo 500 – 600 metri le indicazioni mandano in una stretta strada sulla destra ed è facile perdere questo cartello
- Arrivati alla casa, la si oltrepassa di 50 metri e sulla destra si trova un parcheggio con anche una fontana (ma nient’altro, quindi fare la spesa prima).
Dal parcheggio (dove potranno essere parcheggiate agevolmente tutte le auto) si prende il sentiero 14 in direzione Santa Lucia (attenzione a non prendere il 16 che fa un giro molto più lungo).
A Santa Lucia e poco dopo si trovano tre bivi: seguire sempre per Torre S. Alluccio (http://www.tizzana.net/la_torre_di_sant.htm).
La strada, prima asfaltata e poi sterrata, sale ripida in un bel bosco. Uno dei bivi porta anche ad una fonte, ma farebbe deviare un bel po’ ed allungherebbe la risalita alla Torre. Dal parcheggio in un’ora si arriva alla Torre, ma contate che noi eravamo in due e senza zaini. Alla Torre c’è un grande spiazzo dove potersi riposare, ma non c’è acqua. In compenso ci arrivano le auto (facendo la stessa strada dei pedoni, anche se è un bel po’ dissestata).
Per trovare una fonte occorrono altri 30 – 45 minuti di marcia prendendo prima lo 00 in direzione Poggio Ciliegio, poi – quando il sentiero fa una curva a gomito dopo circa 500 metri – si prende un sentiero non segnato sulla destra che porta a riprendere una variante del sentiero 14 poco più sotto. Rientrati sul 14 lo si segue a sinistra e poco dopo si trova una piccola sorgente infrattata tra i rovi sulla sinistra.
Dalla fonte poi si segue il 14 per Faltognano (sentiero molto bello) e da lì si torna a Santa Lucia ed al parcheggio. Dalla fonte a al parcheggio contate un’oretta.
Tutto il percorso si fa in un massimo di 2 ore e mezzo. Se si vuole allungarlo di un po’ da Torre S. Alluccio si può prendere lo 00 sempre in direzione Poggio Ciliegio, oltrepassare il Poggio ed arrivare a Gli Spianati, dove dovrebbe esserci acqua. Da qui si può poi prendere il 10A fino a Mignana e poi il 10 fino a Faltognano e da lì a Santa Lucia. Questa variante dovrebbe allungare di un’oretta e mezzo.
Monte San Michele
Approfittando dell’unica giornata di “sole” delle ultime tre settimane, porto la Sofia a conoscere un po’ di Chianti. Andiamo in auto fino a Monte San Michele anche se il Bar Ristorante è chiuso e non possiamo prenderci un caffè…
Imbocchiamo il sentiero CAI n°28 e, con il fango fino alla caviglia, in capo a mezz’ora siamo a Casole. Il borgo è molto carino e da qui si vede la valle del Chianti Classico, cerchiamo di capire quale sia Montefioralle, ma forse è coperto da qualche poggio.
Imbocchiamo la strada asfaltata e in poco più di 30 minuti passiamo il Castello di Lamole e l’omonimo borgo. Davanti alla chiesa ci fermiamo per mangiare un po’ di cioccolato, che adesso ci aspetta la salita.
I 250 metri di dislivello che ci riportano a Monte San Michele li percorriamo in un’oretta sul sentiero del CAI n°30 e poi sul 30 – 32. Arriviamo alla macchina al crepuscolo, prendendoci anche due gocce d’acqua…
Tutto l’itinerario di oggi è su carrettabili, percorribili anche da mountain bike.
Monte Falco
Valerio deve provare le ciaspole ed io e Thilo lo accompagniamo nell’ascesa del Monte Falco. Molliamo l’auto al Valico dei Tre Faggi, sulla strada che da San Godenzo porta a Premilcuore ed imbocchiamo il GEA SOFT 00 in direzione Colla di Giogo. Arriviamo alla Colla dopo poco più di un’ora. La neve ancora non c’è, ma il sentiero è spettacolare ed il Mugello si stende nebbioso ai nostri piedi…

Dalla Colla di Gioco proseguiamo sullo 00 verso il Rifugio Fontanelle. Comincia ad esserci la neve, sempre più, anche se è ghiacciata e le ciaspole di Valerio non sono essenziali per poter camminare. Arriviamo al Rifugio dopo un quarantina di minuti. Nell’edificio c’è anche un piccolo bivacco sempre aperto, con un caminetto. Il sentiero da qui prosegue su una pista di sci di fondo, che segue ancora sullo 00. Da Poggio Piancancelli imbocchiamo la Pista del Lupo, lo 00 che costeggia la Riserva Integrale del Parco. Ci vuole ancora un’ora abbondante del Rifugio al Monte Falco. La neve è alta, sicuramente più di un metro, ma è ghiacciata ed è agevole camminarci sopra.
Pranziamo nel Belvedere del Monte Falco, ma la panchina che ricordiamo essere in quel punto è sommersa dalla neve.

Fa parecchio freddo e allora in 20 minuti siamo di nuovo in marcia e, sullo stesso sentiero, torniamo verso la macchina. Gli 800 metri di dislivello da fare in discesa, mettono alla prova le mie ginocchia… ma alla fine fanno il loro lavoro senza troppo protestare. In 5 ore e mezzo dalla partenza siamo di nuovo alla macchina.
La via degli Dei
Per la descrizione delle tappe guardatevi il mio diario ai link segnalati.
15 aprile da Bologna a Badolo
VEDI: http://olmaf.wordpress.com/2008/04/21/15-aprile-%e2%80%93-diaccio/
16 aprile da Badolo a Madonna dei Fornelli
VEDI: http://olmaf.wordpress.com/2008/04/22/16-aprile-da-badolo-a-madonna-dei-fornelli-%e2%80%93-vesciche/
17 aprile da Madonna dei Fornelli a Monte di Fò
18 aprile da Monte di Fò a San Piero a Sieve
VEDI: http://olmaf.wordpress.com/2008/04/25/18-aprile-da-monte-di-fo-a-san-piero-a-sieve-%e2%80%93-molle/
19 aprile da San Piero a Sieve a Monte Senario
20 aprile da Monte Senario a Firenze
VEDI: http://olmaf.wordpress.com/2008/04/28/20-aprile-da-monte-senario-a-firenze-%e2%80%93-vivo/
Pietrasanta – Sant’Anna di Stazzema
Inizio marzo. Convinco Thilo a seguirmi per provare l’hike che rifarò con gli scout tra un mese, in occasione del Meeting di Branca E.
Dopo la colazione da “Marcello” in Viale Europa, ci facciamo la Firenze Mare, stranamente libera da traffico. In poco più di un’ora siamo a Pietrasanta. La nostra camminata dovrebbe cominciare da qui e, percorrendo alcune mulattiere, ci dovrebbe condurre a Capezzano… ma le mulattiere non si trovano e la sera dobbiamo essere entrambi a Firenze presto… quindi andiamo in auto fino a Capezzano. Facciamo rifornimenti all’alimentari del paesino e poi su, per una bella pettata sul sentiero n° 3 che – in un’ora e mezza – ci porta a Zuffoni, un bivacco con tanto di fonte di acqua potabile. LA salita è dura, ma il sentiero è un gran bel sentiero… peccatissimo per la nebbia che ci avvolge e ci fa vedere solo a tratti il magnifico panorama.
A Zuffoni ci rilassiamo un attimo, leggiamo tutte le targhe messe in memoria di diversi eventi più o meno disastrosi che hanno interessato la Versilia e poi si continua.
La segnaletica è buona e in un’altra quarantina di minuti passiamo dei ruderi ad Argentiera e poi arriviamo sull’asfaltata che porta a Sant’Anna di Stazzema.
Dopo un attimo di smarrimento, riusciamo a capire dove prosegue il sentiero. Da qui si sale fino a Foce di Sant’Anna e il panorama, che si concede a noi per qualche secondo, è un gran bel vedere. Purtroppo un enorme e nuovissimo edificio costruito alla Foce sciupa un po’ l’atmosfera. E’ vuoto, con ancora i macchinari utilizzato per costruirlo… poi, a Capezzano, ci diranno essere abusivo e sotto sequestro. Viva l’Italia.
Un’altra mezz’ora di camminata ci porta in vetta al Rocca (900 m.s.l.m.), seguendo una variante del sentiero n° 3, non segnato sulla mia Multigraphic, ma che si rivela una bella sorpresa. Nebbia. Ci concediamo il meritato pranzo a pane e lardo e poi scendiamo di nuovo a Zuffoni.
In un’altra ora siamo di ritorno a Capezzano. Speriamo che ad aprile ci sia il sole.
Percorso faticoso, ma semplice. Da evitare con la pioggia, a causa dei tratti a pietra, parecchio scivolosi. Fattibile in 4 ore – 4 ore e mezzo. Aggiungere 3 ore se si parte e si torna a Pietrasanta.
Alpe di Catenaia
Ecco alcuni percorsi provati una quindicina di giorni fa, per una amica scout che dovrà fare un campo da quelle parti. Sono tutti percorsi fattibili in una giornata, ma nella descrizione prevedo la possibilità di pernottare in bivacco o all’addiaccio.
PERCORSI ALPE DI CATENAIA
PERCORSO 1
Partenza da Fragaiolo, sul sentiero GEA fino ad incrociare il 50 (acqua)
Svoltare a destra in direzione Eremo delle Casella (acqua)
Imboccare il sentiero 37 in direzione Pian d’Acero (ricovero accessibile; acqua) (NOTA1)
Proseguire sul sentiero 25 fino a Capanna Montefresco
Prendere il sentiero 29 fino ad incrociare il 28, quindi imboccare il 28 fino a tornare sul 50
DORMIRE alla Casina dell’Alpe
Prendere il sentiero GEA fino a Fragaiolo
PERCORSO 2 e PERCORSO 3 (è possibile farlo nei due sensi)
Da Fragaiolo su strada asfaltata fino a Valboncione
Imboccare il sentiero 80 (acqua) e poi 84 che salgono salgono fino al Sasso della Regina (NOTA2)
Prendere il sentiero 50 fino all’Eremo delle Caselle (ricovero accessibile; acqua)DORMIRE all’Eremo delle Casella
Tornare indietro fino ad incrociare il sentiro GEA per Fragaiolo
PERCORSO 3
Scendere col VTT23 fino a Lama
Prendere la strada asfaltata in direzione Chiusi La Verna
Imboccare il sentiro 79 fino a raggiungere il sentiero 50 (NOTA3)
Svoltare a sinistra in direzione Eremo delle Casella (acqua)
DORMIRE all’Eremo delle Casella
Prendere il sentiero GEA fino a Fragaiolo
PERCORSO 5
Avendo a disposizione una auto, una delle ptg può essere portata a Chiusi della Verna
Da qui imboccare il sentiero 50 verso l’Eremo delle Casella (ricovero accessibile; acqua)
Proseguire sul sentiero 50 fino ad incontrare il sentiero 28 sulla destra
Scendere sul 28 e poi sul 29 fino alla Casina dell’Alpe (NOTA4)
DORMIRE alla Casina dell’Alpe
Tornare indietro sul sentiero 30 fino al Monte Foresto e prendere il sentiero 50 verso destra
Passare l’Eremo di nuovo e poi prendere il sentiero 50 per Fragaiolo
NOTA1 Attenzione! L’imboccatura del sentiero si vede male: c’è una vecchia indicazione di legno. All’inizio il sentiero non è ben segnato, ma basta rimanere in quota andando verso nord-est. Ci si accorge di essere nel giusto poco dopo, quando il sentiero si allarga ed i segni riprendono.
NOTA2 La salita è molto ripida (comunque fattibile!) e l’acqua si trova solo all’inizio dell’ascesa e poi andando verso l’Eremo.
NOTA3 Non si trova bene l’imboccatura di questo sentiero, ma se non la trovassero poco dopo il sentiero 39 arriva alla stessa destinazione.
NOTA4 La Casina dell’Alpe è un bivacco, ma io l’ho trovato chiuso. Comunque poco sotto c’è un lago con una fonte, quindi si può dormire lì.
Da Castagno D’Andrea al Falterona
E’ una calda giornata di febbraio, in questo inverno che ormai è primavera. Con Valerio decidiamo di salire in vetta al Falterona. Ci troviamo a Dicomano, lasciamo una delle due Panda e ci inerpichiamo in auto fino a Castagno D’Andrea.
Si comincia a camminare sul sentiero 18 del CAI che dovrebbe portarci fino alla Colla di Castagno. C’abbiamo voglia di camminare e la nostra andatura lo dimostra: in capo a 3 ore e mezzo raggiungiamo la Colla di Castagno, prendiamo lo “00″ e raggiungiamo la vetta del Falterona. 1100 metri di dislivello. L’ultimo tratto è molto molto ripido, ma quello ch ci aspetta in vetta merita la fatica fatta. Il paesaggio è spettacolare, il cielo terso ci permette di scorgere in lontananza quelli che noi interpretiamo come i “Monti Pisani”… ma forse abbiamo esagerato. Davanti a noi l’Appenino Tosco-Romagnolo, a sinistra la vallata del Mugello, a destra la Romagna. Uno spettacolo…
La vetta del Falterona è innevata, come l’ultimo km percorso. La salita a tappe forzate si sente nelle gambe e la discesa che ci apprestiamo ad affrontare ci preoccupa un po’…
La zona della riserva integrale del Parco delle Foreste Casentinesi non è accessibile e dei cartelli chiedono di allungare il percorso e aggirare l’area. In effetti il sentiero “16″ è stato leggermente deviato ed allungato: poca cosa, in qualche centinaio di metri si ritorna sul vecchio tracciato del sentiero. In un’oretta, rallentati anche un po’ dalla neve e dalle continue “marcature del territorio” da parte di Valerio (…), arriviamo alla Fonte del Borbotto e da qui, in un’altra oretta scarsa, torniamo a Castagno e alla macchina.
Un bell’anello, veramente spettacolare se la giornata è tersa. Noi siamo riusciti a farlo in 5 ore e mezzo, ma abbiamo corso e va calcolata almeno un’altra ora. Alla Fonte del Borbotto c’è un piccolo rifugio incustodito e sempre aperto: due stanzine e un focolare.
Una possibile variante, prima della scalata al Falterona, può prevedere una deviazione sul sentiero “17″ a Capo d’Arno, la sorgente del Fiume Arno, e da qui la scalata alla vetta senza dover percorrere indietro il “17″.
Tre ore intorno a San Polo in Chianti
Siamo in pieno gennaio, ma questo inverno anomalo invoglia le camminate. Perciò, con Matteo e Lorenzo, partiamo per una passeggiata nel Chianti. Sono ormai le 11 e 30 quando ci mettiamo in macchina.
Con l’auto arriviamo a San Polo, quindi a San Miniato di Rubbiana e poco più sù all’incrocio del sentiero 00 con i sentieri che arrivano da Tizzano e San Polo.
Lasciamo l’auto e si comincia a camminare: seguiamo lo 00 su una tranquilla strada bianca ed in poco tempo raggiungiamo il Poggio di Firenze. L’ultimo tratto lo facciamo su di una spettacolare strada lastricata. Arrivati in vetta (693 metri) ci concediamo una piccola pausa e poi ripartiamo alla volta di Fonte Santa, su una strada bianca in mezzo ad un bosco appena tagliato.
Dal rifugio di Fonte Santa (gestito dal C.R.R dell’Antella, composta da due stanzoni ed una cucina) scendiamo con il sentiero 10 e poi col 12 fino al Podere Gavignano. Questo splendido casolare ci costringe una sosta e, con l’aiuto del nostro architetto Lorenzo, cerchiamo di decifrare la storia del luogo. Veramente affascinante… Ma la partita dalla Fiorentina si avvicina e non possiamo tardare il rientro nella civiltà.
In poco più di mezz’ora torniamo quindi sul sentiero 14 (il sentiero che arriva da Tizzano e che porta al luogo dove abbiamo parcheggiato l’auto) ed arriviamo agevolmente alla macchina, su di una nuova strada bianca.
Una tranquilla passeggiata, facile e comoda da raggiungere da Firenze. La si fa in poco più di tre ore e su strade facilmente percorribili.
Razzolo – San Benedetto in Alpe
2 gennaio 2006, si parte! Alla camminata, oltre a me, prendono parte Thilo e Matteo. L’idea era di arrivare in treno a Marradi e da lì scendere fino a San Benedetto… ma perdiamo il treno e ripieghiamo su Borgo San Lorenzo. Da Borgo, col pulmino comunale, ci spostiamo a Razzolo (635 m.s.l.m.) e cominciamo a camminare. In 45 minuti saliamo fino a Valdiccioli, prima lungo la strada asfaltata per la Colla (per 500 metri) e poi per una pettata faticosa ma ben segnata (cartelli con indicazione “valdiccioli”).

Valdiccioli è un rifugio non custodito (http://www.rifugimugello.it/valdiccioli.php), dove però non troviamo nessuno. Da qui proseguiamo, lungo la strada sterrata, fino a Capanna Marcone. Troviamo i rifiuti di qualcuno che probabilmente ha passato qui l’ultimo dell’anno: Capanna Marcone è piccola (2 stanzette), ma carina, c’è anche un caminetto. Torniamo sull’asfaltata che dalla Colla va verso Palazzuolo e scendiamo verso il passo. Poco prima di questo prendiamo il sentiero del CAI 505 sulla sinistra e ricominciamo a salire. Fino a qui la camminata è stata tranquilla, in meno di due ore abbiamo già fatto 400 metri di dislivello. Da qui però comincia la neve… indossiamo le ghette e rallentiamo il passo. Qui il sentiero è molto bello… ma presto sale la nebbia… e quando arriviamo in quota non si vede più di tanto. Continuiamo sul sentiero 505 e poi sul 531 (che è anche SOFT), passando il Monte Faggeta e quindi l’Archetta. Poi cominciamo a scendere sempre circondati dalla nebbia. Nella discesa fino al Rifugio Bivacco Baita Prati Piani (nostra meta) incontriamo anche un altro piccolo bivacco, ben tenuto e gestito da cacciatori. Dopo poco, dalla nebbia, spunta il Rifugio Bivacco Baita Prati Piani, anche questo gestito dai cacciatori, da quelli di Crespino per la precisione. Il bivacco è accogliente e molto ben attrezzato, ci sono 10 posti letto con materassi, una stufa ed un caminetto esterno. Arriviamo qua dopo circa 4 ore di camminata da Razzolo… rallentati però dalla neve. Ci asciughiamo, mangiamo ed andiamo a letto.


3 gennaio 2006, secondo giorno della camminata. La tappa comincia con una ripida discesa (nel primo tratto quasi una scalinata, che ci porta fino a fare colazione a Crespino sul Lamone (535 m.s.l.m.) in meno di un’ora. Lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi in questa prima parte della giornata è spettacolare: i versanti nord delle montagne, sotto la gelida tramontana, sono tutti ghiacciati… quelli a sud no!
La seconda parte della mattinata ci vede impegnati su un sentiero del GCR (Grande Circuito Romagnolo) che da Crespino sale lungo una vallata, passando da Valcoloreto, per poi ridiscendere verso Farfareta. Dal sentiero non si ha una bella vista (siamo in una valle!), soprattutto nella salita, mentre il panorama migliora di molto nella discesa successiva. Alcuni km prima di Farfareta, per la precisione appena passato Val di Rovini di sotto, il GCR (che dovrebbe costeggiare il torrente) sparisce e ci ritroviamo sull’Anello di Marradi… che poi però si ricongiunge col GCR poco prima di Farfareta. Qui ci fermiamo a mangiare, dopo circa 3 ore di cammino da Crespino.
Dopo pranzo proseguiamo sul GCR / Anello di Marradi fino alla Capanna del Partigiano. Questo è un bel sentiero, faticoso ma che sale lungo il crinale, permettendoti di guardarti intorno… la neve comincia ad aumentare il proprio spessore ma, per fortuna, è ghiacciata e riusciamo a proseguire anche essendo sprovvisti di ciaspole. Soprattutto dopo il ricovero di Poggio Giuliano (una piccola stanzetta sempre accessibile in un grande edificio completamente chiuso di cui ci chiediamo lo scopo…) la neve si fa molto alta ed i nostri passi si fanno lenti… è Matteo (“il leader”!!!) che fa da battistrada!
Arriviamo alla Capanna del Partigiano (1100 m.s.l.m.) che sta cominciando a fare buio, un po’ in angoscia… dopo 2 ore e mezzo di cammino da Farfareta… Il bivacco… diciamo così… ha i suoi limiti! E’ piccolo (2,5 x 3 metri), ha un tetto non proprio impermiabile, ha un camino che non permette di tenere la porta chiusa dal fumo che sprigiona… insomma: a gennaio si barbella dal freddo! Comunque sia passiamo la nottata… aiutati anche da una boccia di grappa…

4 gennaio 2006, ultimo giorno dalle camminata. C’è nebbia, vento, freddo, ma riusciamo comunque ad arrivare alla Cima Coppi dei 3 giorni: il Monte Lavane (1241 m.s.l.m.)… anche perché basta andare in salita per arrivare alla cima! Sulla vetta ci sono 60 cm di neve che, aggiunti alla nebbia, ci portano fuori strada e ci fanno perdere il sentiero (sempre GCR / AM) che ci avrebbe portati all’Acqua Cheta. Ci troviamo invece, dopo un’oretta di cammino “a naso” sul sentiero 555, che costeggia un grosso metanodotto e ci porta, dopo un’altra ora abbondante, al Passo di Peschiena, sulla strada che congiunge San Benedetto a Marradi. Un po’ diaspiaciuti per questo ultimo contrattempo, ci facciamo gli 8 km di asfaltata fino quasi a San Benedetto, dove abbiamo appuntamento con Giacomo e Valerio… per andare al ristorante!
Fabio (grazie a Thilo per le foto)









